La Carota di Polignano
La carota di Polignano può essere gialla, arancione o viola, ma è conosciuta essenzialmente in quest'ultimo colore. Infatti, la carota nasce in origine proprio viola, come confermano alcune testimonianze provenienti da Afghanistan e Turchia, ma successivamente, o per mutazioni spontanee o, più probabilmente, ad opera degli olandesi che ne diffusero su larga scala la coltivazione, prevalse la varietà arancione (si dice in ossequio alla famiglia reale degli Orange).
A Polignano a Mare la carota viola si è...
conservata intatta grazie ai contadini più anziani che ne tramandano ancora gelosamente i semi, cercando di preservarne intatto il patrimonio genetico, lontano dalle contaminazioni degli OGM e dai rischi della globalizzazione anche in agricoltura. La coltivano su non più di venti ettari, usano acqua salmastra per irrigare i campi e forse molti di loro non sanno che essa ha un valore antiossidante quattro volte maggiore della carota commerciale ed una percentuale di fenoli tripla rispetto a quest'ultimo. Per fortuna, anche le nuove generazioni hanno mostrato interesse ed amore verso l'ortaggio di Polignano, come due giovanissimi biologi, Imperatrice Capotorto e Massimiliano D'Imperio, vincitori di un concorso bandito dalla Regione Puglia nell'ambito di "Bollenti Spiriti - Principi Attivi'1 del 2012, con un Progetto tutto incentrato sulla conoscenza, la valorizzazione e la salvaguardia della Carota di Polignano.
Incontriamo i due giovani studiosi nella sede del C.N.R. di Bari, Dipartimento dell'ISPA (Istituto Sperimentale della Produzione Alimentare), prestigiosa istituzione che ha notevolmente contribuito, con strutture, attrezzature ed expertise, alla redazione del progetto.
Cosa vi ha spinto in direzione di questo progetto ?
Subito dopo la laurea è stato pubblicato il bando regionale di Principi Attivi - Bollenti Spiriti e ci è sembrata occasione da non perdere per approfondire un argomento che già in passato, grazie al lavoro di un precedente gruppo di ricerca su questo tema, ci aveva particolarmente incuriosito. Durante il nostro corso di studi universitari, ci eravamo dedicati all'approfondimento delle proprietà antiossidanti di alcuni prodotti agroalimentari, specie di quelli che costituivano, come la carota di Polignano, un fattore di biodiversità tipico della nostra regione e che risultava a rischio di estinzione.
Quali sono gli elementi salienti del vostro progetto?
Dobbiamo innanzitutto esprimere la nostra gratitudine nei confronti del CNR e del suo Istituto Sperimentale per la produzione Agroalimentare che, tra l'altro, ha cofinanziato l'iniziativa. Venendo, poi, più nello specifico all'articolazione del progetto, esso è articolato in varie fasi, la prima delle quali mira all'individuazione delle caratteristiche qualitative, nutrizionali, chimico-fisiche del prodotto fresco. Successivamente, il lavoro si sdoppia, nel senso che la dott.ssa Capotorto si è occupata della messa a punto della tecnologia per l'ottenimento di un prodotto di c.d. "quinta gamma", termicamente trasformato e di pronto consumo, mentre il dott. D'Imperio si è occupato della parte più squisitamente chimica, in particolare della valutazione della bioaccessibilità delle molecole bioattive. Si tratta della quantità della percentuale dei principi come antociani, fenoli, beta carotene, lutei- na eie. che vengono resi disponibili, dopo la digestione, per l'organismo umano al fine di poter essere utilizzati come antiossidanti.

Avete affrontato anche le problematiche inerenti le differenze fra carota di Polignano e carote commerciali?
Certamente. Sono state affrontate le differenze più importanti, sia da un punto di vista genetico che nutrizionale e chimico-fisico, con un'attenzione particolare proprio alle diverse capacità di bioaccessibilità degli antiossidanti presenti nei due tipi di ortaggio. Naturalmente, un lavoro teorico senza conseguenze sulla realtà effettuale servirebbe a poco.
Il progetto ha affrontato anche tematiche più, per così dire, commerciali?
In effetti, il nostro lavoro si conclude con un capitolo dedicato proprio alla comunicazione, alla commercializzazione ed alla presentazione del prodotto. Il fatto che sia coltivata solo su 20 ettari ne limila ancora molto la diffusione. Inoltre, noi stessi pugliesi non conoscevamo questo prodotto così espressivo del nostro territorio e così ricco di qualità salutari: è buono, croccante, benefico, bello ed accattivante anche visivamente. Potevamo non impegnarci anche nella ricerca di un confezionamento bello esteticamente ed efficace ai fini della sua conservazione? La carota va fatta conoscere sul mercato, soprattutto nelle sue caratteristiche più importanti, attraverso una capillare opera di informazione, comunicazione e caratterizzazione, anche di immagine: altrimenti, il consumatore non si darebbe ragione del perché comprare un prodotto che, rispetto alla carota commerciale, costa fino al doppio o al triplo. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio in questa direzione. Il tempo ci dirà se saremo riusciti nell'intento. Il nostro sogno, in fondo, è quello di vedere un giorno la carota di Polignano, impacchettata nel nostro packaging con l'Abbazia di San Vito stampata su, comprata dalle mamme di tutta Italia per dare qualcosa di sano e genuino ai loro figli.
Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis
