I giovani di Puglia protagonisti della due giorni in vigna e cantina

Una mattina squilla di buon'ora il cellulare e sento il mio amico Gerardo Leone che mi dice: "Vuoi partecipare ad una gita scolastica?". Io rispondo: "Ma quale gita...". "Tranquilla, ho semplicemente organizzato un pullmann con un gruppone di giovani operatori della nostra regione, provenienti da un capo all'altro della Puglia, da Lesina a Leuca, per una esercitazione sul campo che ho definito.

Si tratta di chef, enotecari, ristoratori, etc. che porteremo...

in Umbria ed Abruzzo perché arricchiscano il loro rispettivo bagaglio culturale in materia, ascoltando dalla viva voce di alcuni importanti tecnici e/o produttori quanto lavoro, quanta ricerca e quanta esperienza c’è dietro un calice di vino e quanto rispetto si deve adoperare ogni qual volta si intende esprimere un giudizio su di un vino...".

La telefonata non era ancora finita che avevo il trolley già pronto. Il bus, partito dal Salento al mattino presto, arriva ad Andria a metà mattinata per prelevare il gruppo dei partecipanti provenienti dalla BAT e dal foggiano.

Però era proprio come alle gite scolastiche: Gerardo prende il microfono, saluta tutti e fa l'appello. Subito dopo, per ingannare l'attesa del lungo tragitto, ma anche per far comprendere a tutti che non di gitarella si trattava ma di un vero e proprio viaggio di istruzione, propone (meglio, impone...) un gioco: i partecipanti vengono suddivisi in sette squadre, a ciascuna delle quali viene attribuito il nome di un vitigno tipico delle due regioni da visitare quali Trebbiano, Grechetto, Montepulciano, Sagrantino, Cococciola, Sangiovese e Pecorino.

Ad ogni squadra viene chiesto di prestare la massima attenzione durante le visite in vigna ed in cantina nonché durante la lezione che, sul pullmann, avrebbe tenuto l’enologo della Cantina Caprai Luca Smalzi, poiché, alla fine di ogni visita, le squadre avrebbero dovuto compilare un questionario con una serie di domande. Ai vincitori, ricchi premi e cotillons...

Un'ora prima di giungere a Montefalco (PG), sale sul nostro bus Luca Smalzi che, dopo una breve presentazione, tiene una interessante lezione sulla viticoltura.

Arriviamo a Montefalco, nell’Azienda "Arnaldo Caprai", al tramonto, accolti da uno scenario dalla bellezza mozzafiato. Eravamo tutti sfiniti dalla lunghezza del viaggio, ma l'incanto del paesaggio della campagna umbra al tramonto ci ha fatto dimenticare d’un tratto la stanchezza accumulata. Per sfruttare i pochi minuti di luce solare rimasti, ci incamminiamo verso le vigne mentre Luca ci indica: "A destra Sangiovese, a sinistra Sagrantino...", io rimango a rimirare i filari delle viti. Mi sembravano tanti soldatini schierati sull'attenti a destra e a manca in attesa che sfilasse il loro comandante, immobili sotto il sole o la pioggia, il vento o la bonaccia, seguendo l'ondeggiare del profilo della collina che li teneva ancorati al terreno. Tutti fotografavano ed io ero lì, immobile, a pensare alla bellezza di quei soldatini senza divisa...

La passeggiata procede spedita, sin quando l'allegra comitiva giunge ai piedi di un monumento della natura: una quercia plurisecolare, enorme, che provoca un silenzio subitaneo e non richiesto. Luca, allora, rompe gli indugi e ci invita a salire su di una specie di impalcatura realizzata tutta in legno e posta ai piedi della quercia. Giunti in cima, ci mostra tutto il territorio circostante, spiegando le caratteristiche della zona di Montefalco e dei vitigni più tipici della zona, indicando, infine, all'orizzonte l'ubicazione dei differenti vigneti impiantati dall’azienda. Scendiamo e ci dirigiamo verso la cantina. Luca ci spiega, nel frattempo, la filosofia dell’Azienda, tutta orientata verso il rispetto della tradizione e verso la cultura dell'innovazione e della sperimentazione. Proprio a proposito della tradizione, troneggia, all'ingresso della Cantina, il premio conferito da Wine Enthusiast Magazine all'Arnaldo Caprai: si tratta del Wine Star Award per aver salvaguardato il vitigno autoctono del Sagrantino di Montefalco, una specie che da oltre 400 anni viene allevata in loco. Scendiamo in cantina: la prima cosa che colpisce è la straordinaria impressione di pulizia, subito dopo è tutto un susseguirsi di botti di rovere e cisterne in acciaio, di bottiglie d'annata che hanno fatto la storia di Caprai, in un alternarsi continuo di Sagrantino, Montefalco, Grechetto, Sangiovese e Canaiolo. Visitata la Cantina, si rísale in superficie per andare a cena, ospiti nel ristorante interno all'Azienda. Ci attende il padrone di casa Marco Caprai che ci chiede: "Siete pronti perla cena e per rispondere al test? Senza risposte non si mangia!".

Tutti a tavola, cena eccellente ma - ovviamente - vini ancor più degni di attenzione.

In degustazione abbiamo avuto modo di assaggiare innanzitutto il Grecante 2013, un bianco a base di Grechetto DOC al 100 %, del quale vanno rimarcati sia la piacevole freschezza che la caratteristica nota gessosa, derivante dalla composizione del terroir, unitamente ai sentori di pesca gialla e frutta esotica. Subito dopo è stata la volta del Cuvèe Secrète 2013, un Umbria Bianco IGT, così chiamato per la sua composizione misteriosa. Si tratta di un bianco complesso, che parte dalle note di anice e si chiude con sapori di miele d'acacia, passando attraverso tocchi agrumari e denotando una buona persistenza.

Il Montefalco rosso 2011 è un 70% Sangiovese, 15% Sagrantino e 15% Merlot, dall’aroma di frutti rossi e noce moscata, in bocca si presenta morbido ed equilibrato. Siamo passati al Collepiano 2009, un Montefalco Sagrantino DOCG, ben abbinato ai piatti di carne proposti, dai sentori di pepe, confettura di mora e note speziate, dai tannini importanti. E' quindi venuta la volta del "25 anni", un Montefalco Sagrantino DOCG del 2009, estremamente elegante e complesso, con toni di chiodi di garofano e note mentolate che si aggiungevano ai tipici sentori di mora. Grande equilibrio al palato, con tannini non invadenti. Si è chiuso con il Sagrantino Passito DOCG, tante note di vaniglia, more e fragole che invitavano al bis. L'ambiente era allegro e festoso, con il padrone di casa che ha avuto anche il gentile pensiero di donare a ciascun ospite il braccialetto must "Cruciani" dell'azienda tessile della famiglia Caprai. Nonostante il clima goliardico, il test effettuato dopo cena ha visto l'impegno serio e convinto di tutti i concorrenti: ha vinto la squadra del Montepulciano, che si è aggiudicata il primo premio. Ciò che più ha gratificato gli ospiti, tuttavia, è stato l'interesse partecipativo di Marco Caprai: tante domande rivolte agli ospiti e tanta attenzione, certamente non di maniera, alle risposte dei giovani. Questo spiega il successo dell'Azienda: la filosofia imprenditoriale orientata verso la Green Economy, il rispetto della storia e della tradizione per non tradire la biodiversità, il ridotto ricorso ai prodotti azotati, la tracciabilità dei prodotti e la massima attenzione alla sostenibilità dello sviluppo. Se si pensa che sino al 1971 i Caprai erano "solo" industriali tessili, c'è da rimanere davvero stupiti...

Nel lasciare il ristorante, sentivo i partecipanti commentare e discutere sui risultati della giornata e riflettevo sulle ragioni del successo delFiniziativa: era per il fatto che tutti si erano sentiti protagonisti, grazie al coinvolgimento offerto dal padrone di casa ed alle capacità organizzative messe in mostra dall'Agenzia di Gerardo Leone.

Basta ora, tutti a nanna.

All' indomani, sveglia, colazione e partenza alle ore 09,00 in direzione Abruzzo, alla volta dell'Azienda Agricola Masciarelli in quel di San Martino sulla Marrucina (CH). Giungiamo a destinazione all'ora di pranzo ed il manager della produzione di casa Masciarelli Rocco Cipollone ed il responsabile della cantina Roberto Pettinaro ci invitano ad un veloce lunch innaffiato da un Rosato a base di Montepulciano d'Abruzzo. Subito dopo, data anche la ristrettezza dei tempi a disposizione, risaliamo in pullmann per passare tra le tante vigne dell’Azienda ed arrivare, poi, in cima al paesino di San Martino sulla Marrucina, dove ha sede Io stabilmente vero e proprio. Che dire? Un balcone fiorito affacciato sullo splendido paesaggio delle montagne d'Abruzzo, ove si stagliava, all'orizzonte, l'imponente profilo della Majella 

Che incanto! Uno spettacolo che già preludeva all’atmosfera magica che avrebbe permeato tutto ciò che ci accingevamo a visitare. Simbolico è il grappolo gigante presente davanti all'ingresso dell'Azienda, formato da tante botti disposte a formare un triangolo che richiama la classica figura triangolare del grappolo d'uva: originale. Cipollone ci narra la storia della famiglia Masciarelli, iniziata con poche bottiglie e giunta oggi ad estendersi su di una superficie vitata di circa 300 ettari. Enologo di punta è il dott. Carlo Ferrini.

Entriamo in cantina: impatto indescrivibile, al quale nessuno di noi era certamente preparato. Era un po' come la sintesi de "Il gigante e la bambina": cisterne di acciaio gigantesche, che arrivavano sin sotto le volte e disposte in una fila interminabile l'una dopo l’altra. Subito dopo, arriva la poesia: le bottaie, eleganti, belle, ricche di storia e di attenzioni, con un doveroso e continuo richiamo all'opera di Gianni Masciarelli, attraverso la presenza di steli longitudinali sulle quali sono riportate alcune sue frasi che esprimono la sua filosofia imprenditoriale. Ne cito una che mi ha particolarmente toccato: "La ricerca della qualità non è una singola azione di cui ci si può ricordare solo una volta a settimana oppure una volta al mese... è un pensiero costante con il quale ci si sveglia la mattina e ci si addormenta la sera". Masciarelli, purtroppo, è mancato troppo presto, lasciando nelle capaci ed energiche mani di sua moglie Marina Cvetic le redini dell'Azienda, ma dovunque si sente ancora il senso della sua opera.

Una teoria ininterrotta di bottaie di gran pregio, con montagne di botti accatastate a far sentire piccino piccino l'improwido visitatore. E dovunque leggi, accanto alle annate di riferimento: Montepulciano d'Abruzzo, Trebbiano, Cococciola, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonney... La visita alla Cantina ti lascia un grande senso di fiducia nelle possibilità umane: vedere la imponente opera realizzata da Gianni Masciarelli partendo quasi da zero fa capire, da un lato, quanto fosse capace l'imprenditore e, dall'altro, quanto l’uomo fiducioso nelle sue possibilità possa realizzare se sorretto da fede e volontà adeguate.

Fuori dalla cantina e via in viaggio per il vicino Castello di Semivicoli, relais chateaux di proprietà Masciarelli, ove ci accoglie la gentile Valentina che ci guida alla visita di questo straordinario castello costruito tra il 1600 ed il 1700. Valentina ci spiega che il Castello è stato acquistato da Gianni Masciarelli nel 2004 e sottoposto ad un'accurata opera di restauro conservativo, terminato nel 2009 e destinato a resort aziendale con 11 camere, tutte uniche nel loro genere.

Il maniero è impressionante nella sua bellezza ed imponenza. Abbiamo avuto modo di ammirare il frantoio, la vecchia Bottaia con i tini del 1808, la neviera, la cappella privata, i saloni di rappresentanza e delle feste, ma quel che maggiormente mi ha emozionato è stata la suite, ricavata in una sorta di vecchia mansarda, tutta finestrata, che domina a 360° Gran Sasso, Majella, colline e l'oriente verso il quale c'è l'Adriatico.

Terminata la visita, si piomba nella Sala Ristorante del castello, elegante e sobria al tempo stesso, ove si respira aria d'altri tempi.

Stavolta, prima il test e soltanto dopo le vettovaglie... Arriva la padrona di casa, la signora Marina Cvetic, che si rallegra per la presenza dei giovani e lancia loro un messaggio: non scoraggiatevi alle prime difficoltà e non fatevi prendere dalla superficialità, poiché nulla si realizza senza sacrifici. Per il test, vince la squadra del Sagrantino mentre la degustazione alla cieca la vince la sottoscritta, capitano della Cococciola... Cena sontuosa e vini in degustazione come segue :

  • - esordio con un Masciarelli Trebbiano d'Abruzzo DOC, un bianco fine, con sentori di mela e nespola, fresco e con buona persistenza;
  • - proseguimento con un Marina Cvetic Chardonnay, un bianco IGTelegante, dai sentori floreali e fruttati, fra i quali spicca la banana matura, affinato 23 mesi  
  • - passando ai rossi, si è iniziato con un Marina Cvetic Merlot IGT Colli Aprutini, intenso, rosso rubino, dai toni speziati e dai sentori di frutta rossa matura, vaniglia e cacao;
  • - quindi, è venuto il turno del miglior vino della serata, l'ISKRA Rosso IGT Colli Aprutini, un Montepulciano dAbruzzo in purezza, molto intenso e complesso, dal colore rosso rubino cupo, al palato frutti di bosco maturi, more ed ortiche. 

Cena bella e buona, al termine della quale ha destato commozione l'intervento di Gerardo Leone (che era legato da un vincolo di particolare amicizia a questo "Vignaiolo a modo suo" che era Gianni Masciarelli), con il coinvolgimento di tutti i suoi giovani collaboratori. "Quella di questa due giorni ha rappresentato una maniera un po' fuori dall'ordinario di fare cultura, formazione ed informazione ma era il modo probabilmente migliore per destare adeguatamente l'interesse dei più giovani operatori del settore, sì da creare le condizioni per un migliore e più qualitativo livello di loro preparazione. In fondo, il futuro sono loro". E noi di AM non possiamo che confermare: la gioia che si scorge sui volti di tutti i partecipanti nella foto scattata subito dopo la cena ne è la migliore dimostrazione

 

Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis