I vignaioli si raccontano a Bari

II 19 e 20 gennaio 2014 si è tenuta a Bari, presso ¡'Hotel Rondò, la terza edizione de "Parlano i Vignaioli", una innovativa rassegna sui vini naturali e artigianali che ha riscosso un notevole interesse da parte degli addetti ai lavori e un incoraggiante successo in termini di critica e di pubblico...

Cos’è? Presto detto: un incontro fra viticoltori indipendenti, rispettosi dell’ambiente, della materia prima e dei diritti del consumatore finale, aperto ad enologi, produttori, ristoratori, giornalisti e semplici appassionati, alfintemo del quale si svolgono degustazioni, dibattiti e confronti.

Nessuno spazio, in questo resoconto, per le polemiche intorno al mondo del vino biologico, naturale, vero e convenzionale: è partita, forse provocata dal successo che sta incontrando la promozione del vino aconvenzionale (si lasci passare il neologismo), una dura battaglia senza esclusione di colpi tra sostenitori del vino convenzionale (o loro danti causa) e gli innovatori. Pare chiaro che la posta in gioco legittimi, ma non giustifichi, la durezza di certi scontri. Noi siamo dell’avviso che un vino o è buono o non lo è, a prescindere da ogni altra disputa sulle metodologie di produzione.

A Bari, in questa circostanza, si sono dati appuntamento gli amanti del vino "puro", "naturale": niente anticrittogamici o fertilizzanti di sintesi nella vigna, niente aiuti chimici nella cantina.

Brillante artefice della edizione barese della kermesse è stato Massimo Lanini, toscano trapiantato da tempo a Bari, titolare del Ristorante le Giare e grande comunicatore e volgarizzatore del mondo del vino.

L’appuntamento era ghiotto, anche per l'elevata qualità di alcuni nomi dei produttori, e la squadra di Apulia Magazine si è dovuta impegnare a fondo per ascoltare dalla viva voce di alcuni di essi la storia ed il racconto del loro mondo. Non possiamo non condividere la considerazione fatta da qualche autorevole osservatore in ordine alla riuscita della manifestazione ed al suo significato: niente rituali modaioli e niente sceneggiate, solo vera passione e veri appassionati.

Il primo giro panoramico effettuato nei saloni della rassegna era stato disarmante, dato il numero davvero elevato di aziende presenti. Allora, al secondo tour, ci siamo lasciate guidare dall'istinto femminile e dalla solidarietà di genere (oggi va di moda...) e abbiamo cominciato individuandone alcune condotte da donne quanto mai battagliere e determinate.

La prima che abbiamo incontrato è stata Nicoletta Bocca dell'azienda San Fereolo, a Dogliani nelle Langhe (paese natale del grande Presidente della Repubblica Luigi Einaudi), una delle rare aziende langarole biodinamica. Si estende su una superficie di 12 ettari e produce, tra gli altri, un Dolcetto e un Nebbiolo di tutto rispetto. Mentre degustavamo un ottimo bianco, il "Coste di Riavolo - San Fereolo 2009" (riesling renano e gewurtztraminer), siamo rimasti particolarmente colpiti da quanto Nicoletta ci raccontava: "Perché la narrazione del vino possa continuare a esistere, bisogna preservare la vita di quelle storie.

Un viticoltore che non protegge la storia nelle sue bottiglie, uccide lo spirito di quel vino e la sua stessa vita".

Ci ha lasciate senza parole, mentre la fissavamo nel profondo dei suoi grandi occhi azzurri.

Stavamo ancora riflettendo sulle parole di Nicoletta, quando abbiamo incontrato Marta Rinaldi, figlia del produttore Giuseppe Rinaldi, del quale è stretta collaboratrice insieme alla sorella Carlotta. L'Azienda ha sede, tanto nomini, a Barolo, dove Marta segue la cantina e Carlotta le vigne. Produzione qualitativamente eccellente e molto limitata quantitativamente, sintomo di indubbia serietà, con un chiodo fisso nel modus operandi del papà: il vino deve essere digeribile, fresco e acido, senza alcun eccesso per colore ed alcool. La degustazione del suo Barolo e del "Nebbiolo Langhe" ci ha lasciati incantati.

Altra tappa in rosa (sembra il Giro d'Italia) e ci fermiamo a chiacchierare con Suzan Radikon, moglie di Stanko, pioniere della viticoltura naturale del Collio, in Friuli. La signora Suzan ci ha fatto iniziare l'assaggio con il Ribolla Gialla prima e un Tokaj dopo (chiamato " Jakot " , Tokaj scritto al contrario): due bianchi, addirittura del 2007, davvero unici, totalmente privi di solforosa, dal carattere particolarmente spiccato, robusto; proprio come, ha aggiunto Suzan, il carattere di suo marito...

' Una concessione al mondo degli uomini andava necessariamente fatta ai vini di una Azienda storica, vanto della Sardegna enoica: stiamo parlando di Alessandro Dettori e della sua cantina. "L’azienda si estende a Sennori (SS) su di una superficie di venti ettari, le vigne sono tutte ad alberello con vigneti vecchissimi e senza alcuna concessione alla chimica". Mentre ci deliziamo il palato con il suo Vermentino "Dettori Bianco 2010", Alessandro ci parla della filosofia dei suoi vini, frutto del massimo rispetto per la natura e l'ambiente, per le caratteristiche tipiche della sua Sardegna, con vinificazione in cemento, macerazioni molto brevi e totale assenza di prodotti enologici. Un piacere assaggiare i suoi vini, ulteriore piacere starlo ad ascoltare: i suoi vini assomigliano molto a lui, gran carattere e niente mezze misure. In una parola: genuini.

Subito dopo la nostra attenzione viene richiamata da "Praesidium", produttore abruzzese di Prezza in Valle Peligna. Abbiamo conosciuto un Montepulciano raffinatissimo, degustato in una triplice versione, riserva 2002, 2006 e 2009: elegantissimo!

Non potevamo tralasciare la produzione pugliese, che era egregiamente rappresentata: dal primitivo di Gioia del Colle "Amphora" di Guttarolo al Primitivo di Manduria "Old Wines" 2005, 2009 e 2010 di Morella, dal Nero di Troia 2010 di Antica Enotria ai vini di Natalino del Prete di San Donaci.

Quasi al termine della nostra scorribanda tra i produttori pugliesi, incontriamo Massimiliano Pichierri della Vinicola Savese: la sua offerta ci intriga, poiché stava sigillando i suoi "capasoni", le tipiche giare in terracotta un tempo usate dai contadini per conservare il vino. Si, perché in Puglia esistono ancora dei folli (viene in mente l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam...) che conservano il loro vino in queste giare da trecento litri, smaltate dentro e fuori, opera degli artigiani di Grottaglie, con i fori a mezza strada e un manico in posizione apparentemente strana, che non cedono alcun profumo al vino. Nessuna meraviglia, quindi, se il Primitivo che lo contiene si chiami "Capasonato". Abbiamo avuto il privilegio di assaggiarlo subito dopo la spillatura dal capasone: un gran vino.

Tra le tante, autorevoli presenze del mondo della cultura nella rassegna barese, una parola vogliamo dedicarla a Giovanni Bietti: musicista, pianista e compositore, collaboratore del teatro alla Scala di Milano e dell'Accademia di Santa Cecilia, ha recentemente pubblicato "Vini naturali d'Italia 2.0", una sorta di aggiornamento critico sullo stato deH'arte dei vini naturali e dei territori italiani. Un lavoro appassionato, sentito, competente, espressione della grande sensibilità del suo autore.

Pensierino conclusivo? Repetita iuvant: è stata una rassegna all'insegna della genuinità, schietta, senza fronzoli e piena di passione. Scusate se è poco.

 

Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis